Da oltre quattro anni la crisi finanziaria mondiale continua a far cambiare rapidamente scenari economici, geopolitici e reali; nel 2011, mese dopo mese, le tensioni nei mercati finanziari hanno assunto una natura sistemica.

A partire dall’estate dello scorso anno è iniziato a palesarsi il rischio d’insolvenza di emittenti sovrani dell’area dell’euro, coinvolgendo in pieno il nostro Paese, debole in quanto caratterizzato da un alto debito pubblico e da inesistenti prospettive di crescita nel medio periodo.

Dall’autunno, per le banche italiane e non solo, la possibilità di raccolta wholesale si è drasticamente assottigliata; sono pressoché scomparse le sottoscrizioni di carta commerciale da parte dei grandi fondi internazionali e la possibilità di raccolta attraverso emissioni obbligazionarie non garantite si è ridotta in modo drastico.

Ancora una volta la Banca Centrale Europea ha svolto un ruolo importante nel supportare i sistemi finanziari dei paesi membri creando le condizioni per fornire al sistema abbondante liquidità: per ben due volte ha ridotto il tasso sulle operazioni di rifinanziamento, portandolo all’1 per cento; in dicembre ha introdotto operazioni di rifinanziamento (LTRO) della durata triennale, ha dimezzato i coefficienti di riserva obbligatoria.

Le banche italiane solide, ma penalizzate dalle tensioni sul debito pubblico, a fine anno hanno ripreso a guardare con fiducia alla politica economica, alla sostenibilità delle iniziative di finanza pubblica intraprese e hanno ricominciato a riversare sulle famiglie ed imprese il loro sostegno al fine di rendere possibile il rilancio produttivo.

Lo scenario generale italiano resta caratterizzato da una fase di recessione per tutto il 2012; il costo del debito pubblico rimane comunque elevato; la fase difficile dell’economia finanziaria e reale non è sorpassata.

In questo contesto l’impegno di tutti nei propri ruoli istituzionali è e rimane di fondamentale importanza.